La cosa che somiglia di piu’a una fiamma e’una fiamma
- Andrea Mariotti
- 29 giu
- Tempo di lettura: 1 min
Aggiornamento: 1 lug
«Io non credo affatto — come si suol dire con una certa superficialità storica — che vi sia un ritorno al fascismo attraverso il neofascismo, o meno ancora attraverso ciò che oggi si definisce “post-fascismo”, quasi fosse un’eco sbiadita, una nostalgia di maniera.
Io credo, piuttosto, che ci troviamo di fronte a qualcosa di ben più grave e ambiguo: una forma pre-fascista, che non si concepisce come prosecuzione, come residuo o sopravvivenza, ma come origine, come nascita—e quindi come innocenza apparente—di una nuova ideologia del potere. Un fascismo che non ha bisogno di camicie nere né di parate: un fascismo necessario, cioè storicamente inevitabile, proprio perché risponde a un'esigenza di ordine imposta dalla crisi del presente.
Come inevitabile — e lo dico senza ironia né speranza —ci sarà in altre aree del mondo una riformazione comunista, là dove il livello della miseria e dell’ingiustizia non potrà più essere sopportato.Sono due risposte estreme a due condizioni estreme: da una parte il bisogno di redistribuire la ricchezza, dall’altra l’angoscia per il disfacimento dell’ordine sociale.
Ma ciò che più mi inquieta — e che vorrei denunciare con la massima chiarezza — è l’ipocrisia. L’ipocrisia di coloro che si dicono estranei al fascismo, che ne prendono le distanze con abile retorica democratica, salvo poi condividerne, nel fondo, tutte le prerogative: il culto dell’autorità, il disprezzo per la diversità, la paura della libertà.
No, io non credo che ci si debba vergognare nel dirsi fascisti, se tale è la propria visione del mondo. Ci si deve vergognare, semmai, di fingere di non esserlo, mentre ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio lo conferma».

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