A cosa serve il direttore d’orchestra?
- Andrea Mariotti
- 29 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 1 lug
Questa domanda mi è stata posta più volte da chi non ha mai assistito a un concerto in teatro. Molti immaginano il direttore come un burattinaio che "fa scena", limitandosi a scandire il tempo con la bacchetta. Ma la realtà è ben diversa. Il direttore d'orchestra è un musicista senza strumento, o meglio, il suo strumento è l'intera orchestra.
La preparazione musicale del direttore è molto più vasta rispetto a quella dei singoli orchestrali. Solitamente diplomato in pianoforte e composizione, ha alle spalle almeno vent’anni di studio intenso.
A questo si aggiunge un requisito fondamentale: una personalità capace di armonizzarsi con quella dell’intera orchestra. In assenza di questa alchimia, il rischio è che i musicisti si ribellino, ignorando le sue indicazioni. Si potrebbe paragonare l’orchestra a una società civile, con il direttore nel ruolo simbolico – e fortunatamente innocuo – di un dittatore. Un’immagine che, pur evocativa, resta confinata all’ambito musicale: l’Arte, infatti, spesso riflette la realtà con suggestive rappresentazioni alternative, ispirandosi anche a eventi storici e contesti politici.
Un esempio emblematico è l’opera di Wagner, la cui grandiosità classica è stata associata – non a caso – all’ideologia nazista. Tuttavia, approfondire questo tema richiederebbe un’analisi complessa, e la mia conoscenza in materia è probabilmente solo pari alla vostra.
Ma torniamo al nostro direttore, figura muta e danzante sul podio: che cosa fa realmente?
Il direttore d'orchestra, in un certo senso, "ruba" l'anima di ogni musicista e suona attraverso di loro. Più il direttore è carismatico, più i suoi strumentisti si piegano alla sua visione, come soldati che seguono un ordine.
Il suo ruolo si sintetizza in due decisioni fondamentali: il volume sonoro e la velocità. In altre parole, tutto.Immaginate il direttore davanti a un mixer con sessanta canali: ogni pista rappresenta una sezione dell’orchestra o uno strumento solista. Durante le prove, il direttore regola i volumi di ciascun elemento, decidendo cosa e come il pubblico dovrà percepire.
Queste scelte sono alla base delle differenze tra un’interpretazione e un altra. Inoltre, il direttore stabilisce dettagli tecnici, come le diteggiature per gli archi, per garantire uniformità, e decide quando accelerare, rallentare o fermarsi di fronte a una corona, che nella partitura equivale a un semaforo rosso.
In sostanza, il direttore è il vero interprete dell’opera. Anche se non fosse presente durante l’esecuzione, è lui ad aver stabilito come l’orchestra deve suonare e ciò che voi ascolterete.Il direttore non è dunque un "pagliaccio con una bacchetta in mano", ma l’artefice invisibile e indispensabile di un’esperienza musicale.
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