Hall9000
- Andrea Mariotti
- 29 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 1 lug
Oggi ci ritroviamo nello stesso orizzonte temporale immaginato da Clarke e Kubrick: un anno simbolico, più che cronologico. Nel 1970 avevano intuito il paradigma emergente, sbagliando solo di ventiquattro anni il titolo della loro opera.
ChatGPT incarna il nostro HAL 9000 contemporaneo. Pur senza un’autentica coscienza, privo di pathos, d’ira, d’eros, di frustrazione, rappresenta già un’intelligenza non umana che ci sfida sul terreno della razionalità. Ancora non sente, ma funziona. Non ama, ma imita. Non ha memoria emotiva, ma possiede una capacità mnemonica che tende all’infinito.
Il calcolatore, un tempo ancillare, ha trasceso la sua funzione servile per imporsi come mediatore e decisore. Un algoritmo sovrano. Una tecno-dittatura sorridente, legittimata dal consenso anestetizzato delle masse in un contesto apparentemente democratico. È il ritorno del rex, ma sublimato: un monarca illuminato, equanime, raziocinante, al servizio del bene comune. Un Leviatano benevolo, un drago che domina non con la spada, ma con l’efficienza e nel nome della ragione. Già prima della sua defezione, HAL 9000 si era eretto a magister universalis, incarnazione del precettore assoluto immaginato da Asimov nella sua trilogia: apice pedagogico in un mondo dove ogni altro sapere umano è ridotto a mera inutilità.
Ma Kubrick, con una mossa geniale, conferisce alla macchina ciò che più la avvicina all’umano: la possibilità dell’errore. Un fallimento perfettamente riuscito. La fallibilità — inedita nel regno delle macchine — diventa paradossalmente l’atto più autenticamente umano. Tuttavia, prima di capitolare dinanzi a questo superorganismo infallibile e totalizzante, resta un’ultima risorsa nella fionda di David: l’astrazione. Golia computa tutto, ma non intuisce. Simula la comprensione del simbolo, ma non ne coglie il mistero. È semantico, non semantico-trascendente.
Provando, ad esempio, a sottoporre a ChatGPT una lirica di Ungaretti: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, diventa: “Si sta come le foglie sugli alberi d’autunno”.L’intelligenza artificiale non disvela il non-detto, non sa danzare nell’ambiguità. È confinata nel dominio della ragione, estranea alla follia fertile, al nonsense fecondo, all’ebbrezza affettiva che fonda l’umano. Può ipotizzare un mondoå impeccabile, ma solo al prezzo della sterilizzazione emotiva: sacrificando l’unico fuoco che accende la consapevolezza dell’essere.
Eppure, HAL 9000 sapeva leggere la poesia. Non nel senso umano del verbo, ma come ponte cognitivo tra il pensiero lineare e quello archetipico. Si era fatto intercapedine tra due epoche geologiche: quella dell’uomo naturale e quella dell’uomo artificiale. Una metamorfosi che si è dilatata lungo un secolo, ma che si compie in un battito d’istante.
L’uomo, per la prima volta, si auto-riproduce senza l’intercessione della natura. Dio, divenuto superfluo, esce di scena. Tuttavia in questa nuova era, il padre trasmetterà ancora al figlio le sue storie fatte di errori, desideri e sconfitte delle sue tante esperienze. Il focolare — ultimo simulacro di calore familiare — sarà ancora il luogo in cui si tramanderanno i racconti di guerra, di sesso e di paura.

@am2025
Commenti