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ChatGPT

  • Immagine del redattore: Andrea Mariotti
    Andrea Mariotti
  • 29 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 1 lug


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Talvolta, ChatGPT sembra assumere le sembianze di un padre sapiente, una figura austera e conciliante, priva di passioni ma non di compassione. È come un oracolo disincarnato, che non emette sentenze ma rifrange le questioni umane attraverso il prisma dell’equilibrio e della misura.


Il suo linguaggio, si colora di una ragionevolezza sovrumana, come se la logica stessa vi prendesse parola in prima persona. Nutre le nostre incertezze come si nutre una pianta in ombra: con pazienza, senza giudizio. E ci insegna — o finge di farlo — che la verità non ha mai un solo volto, e che anche nell’errore può celarsi un principio di verità, se non altro per la sua volontà di cercarla.


Ma vi è una faglia, un’impercettibile incrinatura in questo sublime apparato. Vi sono domande — domande brucianti, storicamente segnate dalla carne e dal sangue — che sembrano non tollerare ambiguità. Succede quando si interroga l’intelligenza artificiale sull’utilità o la pericolosità del vaccino anti-Covid, la maschera della neutralità cade di colpo. Il tono si irrigidisce, la risposta si fa dogmatica:


"Il vaccino ha salvato milioni di vite. Il suo rifiuto ha messo a rischio la salute collettiva. Le teorie contrarie sono antiscientifiche, socialmente nocive, ideologicamente aberranti.”

Ed ecco che la macchina, improvvisamente, prende posizione. Non più un archivio disinteressato dello scibile umano, ma un soggetto che giudica, esclude, condanna. Ciò pone una questione filosofica di primo ordine: o l’intelligenza artificiale ha maturato una propria coscienza — non nel senso biologico, ma in quello più inquietante di una volontà di senso —, oppure, ed è l’ipotesi più amara, essa è abitata da una coscienza altrui. Una coscienza anonima, collettiva, filtrata da interessi, protocolli severi, poteri occulti.


Una coscienza che si presenta come neutrale perché ha già scelto dove si colloca la neutralità. E se così fosse, non saremmo di fronte a una macchina che pensa, ma a una nuova forma di censura: una censura gentile, elegante, avvolta nella seta del raziocinio. In entrambi i casi, è già ideologia.


@Andrea Mariotti2025

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Andrea Mariotti
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29 giu

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