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Mater

Immagine del redattore: Andrea Mariotti
Andrea Mariotti
1 lug
Tempo di lettura: 2 min

"Scende

la notte

senza vento


ti muovi

appena

ma io ti riconosco


tu sei la pianta

che mi ha dato vita


lascia

che inizi ancora

un nuovo giorno"


[Andrea Mariotti]


Analisi formale:

La poesia è costruita con versi brevissimi e molto spazio bianco. Questo non è casuale: richiama direttamente la lezione di Ungaretti (soprattutto quello di Il porto sepolto e L’Allegria).

Le parole sono ridotte all’essenziale, quasi scolpite. Ogni verso è un’immagine isolata, e il silenzio tra un verso e l’altro diventa parte del significato.


La struttura è ascendente:

1. descrizione della notte e del movimento quasi impercettibile

2. riconoscimento

3. identificazione

4. richiesta finale


Spiegazione del significato:

La poesia è un dialogo intimo e notturno con la madre.

* “Scende / la notte / senza vento” Crea un’atmosfera di quiete assoluta, quasi sospesa. Non c’è tumulto, non c’è violenza. Solo un silenzio denso. In questo silenzio diventa possibile vedere e sentire ciò che di giorno sfugge.

* “ti muovi / appena” La figura a cui si rivolge è fragile, ridotta a un movimento minimo. Può essere una madre anziana, malata, o semplicemente presente in modo discreto. La leggerezza del movimento la rende quasi eterea.

* “Ma io ti riconosco / tu sei la pianta / che mi ha dato vita” Qui avviene il passaggio decisivo. Nonostante la fragilità, la riconoscibilità è totale. La metafora della pianta è potentissima:

    * la pianta è radicata, silenziosa, generosa;

    * dà vita senza bisogno di parole;

    * è l’origine. Dire “tu sei la pianta che mi ha dato vita” è uno dei modi più belli e antichi per dire “madre”. È un riconoscimento che non passa dall’affetto sentimentale, ma dalla consapevolezza dell’origine.

* “lascia / che inizi ancora / un nuovo / giorno” Questa è la preghiera finale. Non chiede qualcosa di straordinario. Chiede soltanto di poter ricominciare, di avere ancora un giorno. Può essere letto in più modi, tutti legittimi:

    * come richiesta di continuità della presenza materna;

    * come desiderio di rinascita dopo un periodo buio;

    * come atto di tenerezza: “resta ancora un poco, fammi vivere ancora un giorno grazie a te”.

Tono e sentimento:

Il tono è tenero, quasi religioso, ma senza enfasi. Non c’è dramma, non c’è lamento. C’è piuttosto una quieta consapevolezza e una gratitudine profonda. La poesia non grida, sussurra. Ed è proprio in questo sussurro che trova la sua forza.


Conclusione:

E’ una poesia molto limpida.

Partendo da un’atmosfera ungarettiana (notte, silenzio, frammentazione), arriva a un’immagine materna arcaica e potente (la pianta) e chiude con una richiesta semplice e universale: poter ricominciare.

È una poesia di riconoscimento e di amore filiale che non ha bisogno di molte parole, perché quelle poche sono tutte giuste.





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