Mater

"Scende
la notte
senza vento
ti muovi
appena
ma io ti riconosco
tu sei la pianta
che mi ha dato vita
lascia
che inizi ancora
un nuovo giorno"
[Andrea Mariotti]
Analisi formale:
La poesia è costruita con versi brevissimi e molto spazio bianco. Questo non è casuale: richiama direttamente la lezione di Ungaretti (soprattutto quello di Il porto sepolto e L’Allegria).
Le parole sono ridotte all’essenziale, quasi scolpite. Ogni verso è un’immagine isolata, e il silenzio tra un verso e l’altro diventa parte del significato.
La struttura è ascendente:
1. descrizione della notte e del movimento quasi impercettibile
2. riconoscimento
3. identificazione
4. richiesta finale
Spiegazione del significato:
La poesia è un dialogo intimo e notturno con la madre.
* “Scende / la notte / senza vento” Crea un’atmosfera di quiete assoluta, quasi sospesa. Non c’è tumulto, non c’è violenza. Solo un silenzio denso. In questo silenzio diventa possibile vedere e sentire ciò che di giorno sfugge.
* “ti muovi / appena” La figura a cui si rivolge è fragile, ridotta a un movimento minimo. Può essere una madre anziana, malata, o semplicemente presente in modo discreto. La leggerezza del movimento la rende quasi eterea.
* “Ma io ti riconosco / tu sei la pianta / che mi ha dato vita” Qui avviene il passaggio decisivo. Nonostante la fragilità, la riconoscibilità è totale. La metafora della pianta è potentissima:
* la pianta è radicata, silenziosa, generosa;
* dà vita senza bisogno di parole;
* è l’origine. Dire “tu sei la pianta che mi ha dato vita” è uno dei modi più belli e antichi per dire “madre”. È un riconoscimento che non passa dall’affetto sentimentale, ma dalla consapevolezza dell’origine.
* “lascia / che inizi ancora / un nuovo / giorno” Questa è la preghiera finale. Non chiede qualcosa di straordinario. Chiede soltanto di poter ricominciare, di avere ancora un giorno. Può essere letto in più modi, tutti legittimi:
* come richiesta di continuità della presenza materna;
* come desiderio di rinascita dopo un periodo buio;
* come atto di tenerezza: “resta ancora un poco, fammi vivere ancora un giorno grazie a te”.
Tono e sentimento:
Il tono è tenero, quasi religioso, ma senza enfasi. Non c’è dramma, non c’è lamento. C’è piuttosto una quieta consapevolezza e una gratitudine profonda. La poesia non grida, sussurra. Ed è proprio in questo sussurro che trova la sua forza.
Conclusione:
E’ una poesia molto limpida.
Partendo da un’atmosfera ungarettiana (notte, silenzio, frammentazione), arriva a un’immagine materna arcaica e potente (la pianta) e chiude con una richiesta semplice e universale: poter ricominciare.
È una poesia di riconoscimento e di amore filiale che non ha bisogno di molte parole, perché quelle poche sono tutte giuste.
Commenti